Negli ultimi anni il Mali sta vivendo un periodo in cui i principi democratici sono limitati, infatti Il colpo di Stato dell’agosto 2020 ha rovesciato un governo già fortemente delegittimato da proteste popolari e accuse di inefficienza. La presa di potere da parte del colonnello Assimi Goïta è stata accolta in modo sorprendentemente positivo da ampie fasce della popolazione, che vedevano nell’esercito un’alternativa a un sistema politico percepito come corrotto e incapace di garantire stabilità. Fin dall’inizio, la giunta militare al potere ha promesso una transizione verso un nuovo ordine politico, ma senza scadenze chiare e con continui rinvii.

Con il passare degli anni, il consenso verso il regime militare è rimasto alto, mentre il sostegno alla democrazia come sistema politico è diminuito in modo significativo. Una parte consistente della popolazione non considera più le elezioni politiche una priorità immediata, ritenendo più importante il mantenimento dell’ordine e della sicurezza. Questo cambiamento di atteggiamento indica una crisi profonda di fiducia verso la democrazia rappresentativa, vista come un sistema inefficace nel rispondere ai bisogni del Paese e dei cittadini.

Dal punto di vista istituzionale, però, la situazione rappresenta una chiara sospensione della democrazia. Nel maggio 2025 il regime ha sciolto tutti i partiti politici e vietato le loro attività, eliminando di fatto il pluralismo politico. Senza partiti, senza libertà di organizzazione e senza competizione elettorale, non esistono le condizioni minime per un processo democratico.

Nonostante questo in Mali, il sostegno alla democrazia è in forte calo: da un picco del 75% nel 2014, è sceso al 39% nel 2022, con un parallelo aumento della popolarità del regime militare, suggerendo che molti maliani non sono impazienti di tornare a un sistema democratico, sebbene ci sia una persistente stagnazione economica e istituzionale. Dal punto di vista democratico, questo è un problema centrale: la democrazia non dipende solo dall’esistenza delle elezioni, ma anche dalla partecipazione e dalla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

In conclusione, il Mali vive una situazione in cui la democrazia non è solo in pausa, ma viene progressivamente smantellata sul piano istituzionale, pur in presenza di un sostegno sociale significativo alla giunta. Questo rende incerto il futuro politico del Paese: senza un chiaro percorso di ritorno alle urne e al pluralismo, il rischio è che il governo militare si trasformi in una forma stabile di autoritarismo accettato, più che in una vera fase di transizione democratica.