MYANMAR
Il Myanmar è governato da una giunta militare dal 2021, quando un colpo di Stato guidato dall’esercito ha deposto il partito alla guida del Paese, la National League for Democracy. Oltre al presidente Win Myint, fu arrestata anche la consigliera di Stato e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Il colpo di Stato fu seguito prima da grandi manifestazioni e proteste di piazza, degenerate poco dopo in una aperta guerra civile.

La guerra civile tra le forze dell’esercito del Paese e la resistenza contro la giunta militare, composta da diverse formazioni, è ancora in corso. Dopo una prima fase di scontri, nel 2023 i ribelli hanno lanciato un’ampia offensiva che ha portato sotto il loro controllo una parte considerevole del Myanmar, in particolare buona parte dei confini terrestri del Paese. Nelle ultime settimane, però, l’inerzia della guerra sembra essere passata dalla parte della giunta, infatti una combinazione di nuove tattiche militari tramite droni e “maree umane” di soldati lanciati all’attacco stanno permettendo al governo di recuperare parte del terreno perduto negli ultimi anni.

Giunta militare al potere in Myanmar


Nonostante la guerra e la repressione, la giunta ha organizzato nuove elezioni divise in più date il 18 dicembre, l’11 gennaio e il 25 gennaio; presentandole come un ritorno alla normalità politica. In realtà, molti partiti sono stati esclusi, l’opposizione è in gran parte in carcere o in esilio e vaste aree del Paese non hanno potuto votare a causa della guerra civile. Per questo la comunità internazionale considera il voto privo di reale legittimità.

Il Myanmar rappresenta quindi un caso in cui la fine della democrazia si è intrecciata con un conflitto armato interno, rendendo molto difficile qualsiasi prospettiva di stabilità politica e di riconciliazione nazionale.